Giulia Manconi
Foto di copertina: Vista aerea sulle Alpi Italiane. Credits: Enrico Gallo

Articolo a cura di Enrico Gallo

Nonostante siano migliaia gli studenti che ogni anno partono per uno scambio all’estero, molti continuano a non conoscere appieno le opportunità e i vantaggi per chi fa questo tipo di esperienze, soprattutto per i siddini. Durante il mio percorso accademico ho avuto modo di svolgere tre mobilità all’estero attraverso i programmi Erasmus e Overseas, che mi hanno permesso di imparare molto e di liberarmi da certi preconcetti. In questo articolo cercherò di condividere con voi alcune lezioni imparate in prima persona e a sfatare i falsi miti riguardanti le mobilità all’estero.

Come funzionano i programmi Erasmus e Overseas?

L’Erasmus è un programma dell’UE che finanzia periodi di studio di almeno un semestre in un’università straniera partner della propria università, permettendo il riconoscimento dei crediti acquisiti. Gli studenti che vogliono partecipare al programma devono candidarsi al bando “Erasmus+ mobilità per studio” che viene pubblicato verso i primi mesi dell’anno. Il progetto Overseas può essere descritto in parole povere come una sorta di “Erasmus extra-Ue”, e permette di ricevere una borsa di studio per studiare in Paesi che non aderiscono al programma Erasmus. Ciò che cambia è l’origine del finanziamento delle rispettive borse, ma non la sostanza.

 

Gamla Stan, Stoccolma, Svezia. Credits: Enrico Gallo

    Serve davvero fare una mobilità all’estero?

    Il vantaggio delle mobilità che metterei al primo posto è quello della crescita personale e caratteriale. Ovviamente gli anni dell’università possono essere anni di maturazione in qualsiasi caso, ma ritengo che la lontananza dal proprio paese aggiunga un grado di difficoltà utile per poter sviluppare una serie di abilità. Ad esempio diventa essenziale riuscire a cavarsela da soli per superare gli ostacoli che si possono presentare nella richiesta di un visto, nell’adattarsi ad un sistema universitario differente da quello a cui si è abituati, o nella ricerca di un alloggio. Ma l’abilità più importante da sviluppare o da migliorare in questi casi è quella di interazione e socializzazione con persone con un background molto differente dal nostro.

    I benefici sul piano accademico sono tra i più immediati. Se la mobilità viene sfruttata per interagire con studenti del posto o altri studenti internazionali, può aiutare molto a migliorare la conoscenza di una lingua o ad impararne una nuova, con conseguenti effetti positivi sui corsi di lingua nell’università di origine. Può anche aiutare, come successo nel mio caso, ad ottenere un certificato di lingua con un punteggio elevato. Non tutti ritengono fondamentale ottenere un certificato di lingua, magari perché ritenuto poco utile per gli obbiettivi immediati, ma potrebbe risultare utile in seguito. Ad esempio per accedere ad un corso magistrale o ad un master in inglese in Italia o all’estero, o per iscriversi ad un corso all’estero nella lingua locale. Anche se al momento non dovesse essere un vostro obbiettivo, sappiate che potreste cambiare idea in qualsiasi momento, e avere già una certificazione nel curriculum potrebbe farvi risparmiare molto tempo.

    Nonostante le mie esperienze professionali siano limitate, posso già annoverarne alcune in cui le mobilità all’estero sono state cruciali in fase di selezione. Soprattutto per chi si laurea in Relazioni Internazionali, è molto richiesto dal settore privato. Se poi l’intenzione è quella di lavorare all’estero, essere già abituati a viaggiare può aiutare ad adattarsi più facilmente ad un nuovo paese e ad affrontare gli ostacoli che si potrebbero presentare.

     

    Escursione nel Grand Canyon, Stati Uniti. Credits: Enrico Gallo

    Miti da sfatare sulle mobilità all’estero

    A seguire troverete una carrellata di leggende metropolitane sulle mobilità all’estero, che ho provato a sfatare basandomi sulla mia esperienza personale.

    Non voglio andare in Erasmus/Overseas perché…

    non voglio rimanere indietro con gli esami. Una delle motivazioni più comuni, soprattutto in triennale, è la paura di dover ritardare la laurea per colpa degli esami non riconoscibili nel piano di studi. Nonostante sia un’evenienza da prendere in considerazione, non è affatto inevitabile farsi rallentare da una mobilità all’estero. Se la meta è selezionata con cura, badando anche alla presenza di corsi affini a quelli del proprio piano di studi, è possibile evitare ritardi, e a volte persino portarsi avanti con i corsi!

    non posso permettermelo economicamente.  L’aspetto economico è quello più delicato quando si parla di mobilità all’estero. Purtroppo molti studenti universitari hanno difficoltà a finanziarsi gli studi, e un’esperienza all’estero può diventare una chimera. È anche vero, però, che molti studenti rinunciano senza essere pienamente informati sui contributi a disposizione. Nel caso dell’Erasmus, ad esempio, non tutti sanno che oltre al (misero) contributo della Commissione europea, è previsto un contributo aggiuntivo da parte del Ministero dell’istruzione, che varia in base all’ISEE. In aggiunta a ciò, molte università prevedono contributi ulteriori per gli studenti con un determinato ISEE, e lo stesso vale per il Programma Overseas.

     

    Palazzo dell’Alhambra, Granada, Spagna. Credits: Enrico Gallo
    non sono abituato/pronto a stare così tanto tempo all’estero. Questa motivazione è per me la più pretestuosa, dato che si basa sul presupposto che alcune persone siano programmate per viaggiare e vivere all’estero e altre no. Tutti devono affrontare delle sfide quando decidono di passare un periodo non indifferente in un Paese nuovo e con una lingua diversa, ma questo è proprio uno dei motivi per fare questo tipo di esperienza. I momenti di crisi sono fondamentali per rimettere tutto in discussione e analizzare meglio le proprie capacità e possibilità. Il momento in cui vorresti scappare arriva per tutti prima o poi, ed è proprio superandolo che costruisci un carattere più strutturato e maturo. Se non succederà durante una mobilità all’estero succederà comunque in futuro, magari in maniera più traumatica. DISCLAIMER: con ciò non voglio banalizzare i problemi di ansia ed emotivi che possono essere un impedimento serio e legittimo per certe persone.

    con la media che mi ritrovo non mi prenderanno mai. Dopo essermi confrontato con altri partecipanti di bandi per mobilità e dopo essermi candidato varie volte, mi sono arreso all’evidenza che è più semplice dedicarsi alle dottrine cabalistiche che capire di preciso i metodi usati per selezionare i vincitori. Ovviamente bisogna usare un minimo di strategia se non si ha una media alta, ma ritengo che non abbia senso non provarci neppure. Faccio un esempio concreto per rendere il concetto più chiaro: quando mi candidai per l’Erasmus in Svezia il primo anno della triennale, ero convinto di dover competere con decine di studenti desiderosi di partire per un Paese con una ottima reputazione per la qualità dell’educazione superiore. Per mia fortuna, pochi avevano avuto i miei stessi intenti nobili, e si erano fiondati su università spagnole, cipriote e greche per godersi la movida. Questo mi permise di competere solo con altri due candidati per un totale di due posti! A dimostrazione del fatto che la media è importante, ma è altrettanto importante avere un pizzico di fortuna. 

    #SidStories: Intervista ad Alkena Qemalaj

    Laurea Magistrale SID, 2017

    Posizione attuale: Export Area Manager per l’America Latina, Urbinati S.r.l.

    #SIDstories: Intervista a Gianluca Daluiso

    Laurea triennale SID, 2014

    Posizione attuale: Comunicazione istituzionale della Ministra dell’Istruzione, conduttore Skuolanet e consulente EY Agenzia Nazionale Giovani

    #SIDstories: Intervista a Giuseppe Rossiello

    Laurea Magistrale SID, 2016

    Posizione attuale: Consulente in Comunicazione e Cyber sicurezza, NATO

    #SIDStories: Intervista a Salvatore Ricci

    Laurea SID, 2016

    Posizione attuale: Consulente presso Ridens Public Affairs

    #SIDStories: Intervista a Francesco Versace

    Laurea SID: 2009

    Posizione attuale: Senior Public Policy Manager,  Spotify

    #SIDstories: Intervista a Davide Contini

    Laurea magistrale SID, 2017

    Posizione attuale: Operations Manager, Dow Jones & Company, Inc.

    #SIDstories: Intervista a Paola Pasini

    Laurea Magistrale SID, 2018

    Posizione attuale: Analyst/training manager, NATO

    #SIDStories: Intervista a Greta Pagliarani

    Laurea SID, 2015

    Posizione Attuale: Business Development Manager – La Galvanina

    #SIDstories: Intervista a Giulia Manconi

    Laurea Magistrale SID, 2016

    Posizione attuale: funzionaria presso il segretariato OSCE

    #SIDstories: intervista a Tommaso Ruggiero

    Laurea triennale SID, 2016

    Posizione attuale: Office Assistant, Ufficio Risorse Umane, FAO