Giulia Manconi

Articolo a cura di Teresa Riosa.
Foto di copertina: Escursione sull’isola di Karimunjawa, Indonesia. Credits: Teresa Riosa

In un mondo in cui imperversa il turismo di massa, le vacanze offrono spesso esperienze identiche e dentro gli schemi. Sono spesso brevi, costose e in posti troppo affollati per essere visitati bene.

Per chi desidera viaggiare low cost, a lungo, esplorando posti nuovi in maniera autentica e contribuendo in maniera concreta alle realtà presenti nella comunità ospitante, Workaway rappresenta un’occasione unica e imperdibile. 

Ma partiamo dall’inizio: 

Cos’è il Workaway?

Workaway è una piattaforma creata per promuovere l’incontro fra viaggiatori (workawayer) alla ricerca di famiglie, individui od organizzazioni bisognosi di aiuto nelle loro case o attività (host). 

Il workawayer offre una determinata prestazione lavorativa in cambio di vitto e alloggio offerti dall’host. Generalmente, il supporto giornaliero richiesto si aggira intorno alle 4/5 ore e il soggiorno minimo nella casa ospitante intorno ai dieci giorni/due settimane. Gli ambiti in cui si possono svolgere le mansioni sono molti e variegati: ostelli, insegnamento, agricoltura, sport acquatici e tanti altri. Certi host offrono un salario settimanale per il lavoro svolto. Le condizioni, tuttavia, cambiano a seconda degli accordi presi. È importante, infatti, comunicare direttamente con chi ospita per tempo in modo da conoscere le reciproche aspettative.

Prendere parte all’iniziativa è facile in quanto basta aprire un account sul sito Workaway.info (o tramite l’app) e pagare una quota annuale di 39 € per un singolo e di 49€ per un account di coppia. L’assicurazione di viaggio non è inclusa, ma è a carico del workawayer. Tramite l’account è poi possibile avere accesso a tutti i profili nella lista degli host, leggere le descrizioni di attività e mansioni offerte e i rating e feedback di chi è stato là in precedenza. Una volta fatto, si possono selezionare gli host più compatibili con le proprie esigenze. Di solito è il workawayer a fare il primo passo inviando un messaggio agli host, ma spesso capita che non rispondano, per questo è meglio cercare attivamente varie opzioni.

Perché fare Workaway?

Vediamo assieme quali sono i motivi più allettanti per cui fare Workaway:

  1.     Risparmio economico

Partiamo dal vantaggio più ovvio, che è quello di essere in grado di viaggiare a lungo e quasi a costo zero – escluso il costo del trasporto fino al luogo prescelto che è a carico del workawayer. Attenzione, però! Il Workaway non è un modo per scroccare vitto e alloggio, quanto piuttosto uno scambio basato sui principi del volontariato e della fiducia reciproca.

  1.     Esplorare la cultura locale

Vivere in famiglia offre la possibilità di entrare a stretto contatto con la popolazione locale e di conoscerne usanze e costumi. Visitare la zona diventa molto più facile e interessante se guidati dal proprio host o dalle persone del posto. Le storie e i racconti sul significato storico o religioso dei diversi luoghi rendono l’esperienza autentica e indimenticabile, così come non possono esserlo una o due giornate trascorse in giro a scattare foto.

  1.     Imparare nuove attività e/o lingue

Alcuni host richiedono una certa esperienza, specialmente nel caso di progetti tecnici specifici. Tuttavia, nella maggior parte dei casi tutto ciò che è richiesto sono un atteggiamento positivo e la volontà di imparare. Per chi è desideroso di migliorare la conoscenza della lingua locale o impararla da zero, questa è indubbiamente la direzione giusta.

Credits: pexel.com

  1.     Conoscere nuove persone

Durante la permanenza sono molte le persone che entrano a far parte della propria quotidianità, dalla gente del posto agli altri workawayer. Spesso il legame che si crea è particolarmente profondo poiché la condivisione include settimane di chiacchierate ed esperienze intense.

  1.     Uscire dalla comfort zone

Uscire dagli schemi abituali può aiutare a riconsiderare il proprio stile di vita, a mettersi in discussione e ad apprezzare ciò che può essere dato per scontato (ad esempio un letto comodo o l’elettricità in casa!).

La mia esperienza e consigli 

Nel mio caso, dopo una prima esperienza traumatica in cui non avevo abbastanza cibo e facevo dei lavori piuttosto pesanti sui monti delle Hawaii, ho trovato un’altra famiglia in zona per cui mi occupavo di mansioni domestiche, quali pulire la casa e portare il figlio all’asilo al mattino. In cambio, avevo accesso alle prelibatezze cucinate dal mio host, esperto di cibi probiotici, e a un’auto con cui ho girato l’isola nei giorni liberi. L’estate successiva ho optato invece per l’insegnamento dell’inglese nei collegi femminili di un piccolissimo villaggio Indonesiano. Qui ho imparato a cucinare il tempeh e ho fatto escursioni notturne sui vulcani con le guide locali.  

Escursioni sul vulcano Sundoro, Indonesia.
Credits: Teresa Riosa

Basati sulla mia esperienza, qui di seguito alcuni consigli per chi decidesse di lanciarsi nell’avventura del Workaway:

Contattare l’host direttamente, fare domande e leggere le reviews per assicurarsi di avere accesso ad una quantità decente di cibo e di non venire sfruttati nel lavoro;

Essere adattabili e sensibili rispetto ai costumi locali. Una piccola incomprensione linguistica o un innocuo malinteso possono sfociare facilmente in una lite o in un’atmosfera tesa.

Eventualmente presentarsi all’inizio con un piccolo dono per l’host come segno di gratitudine per l’opportunità offerta e instaurare subito un rapporto basato su gentilezza e generosità.

Infine, nonostante in tempi di pandemia destinazioni particolarmente lontane non siano facilmente raggiungibili, fare Workaway in Italia o in Europa non solo offre preziose e inaspettate opportunità, come potete ben vedere qua, ma permette anche di viaggiare in maniera più sostenibile. Quindi, per chi avesse del tempo libero da investire in un’esperienza di questo genere, si tratta solo di contattare gli host, fare lo zaino e… partire!

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