Mirya Elisabetta Porcheddu

Laurea Magistrale SID, 2014

Posizione attuale: Rural Youth Consultant, International Fund for Agricultural Development (IFAD)

Ciao Federica, ti ringraziamo per aver deciso di raccontare la tua SID Story ai siddini e alle siddine di OpportuniSID.

  1. Potresti raccontarci qualcosa della tua carriera lavorativa? Quali sono i traguardi che ti hanno fin qui resa più fiera del tuo impegno? Hai qualche simpatica curiosità da raccontarci?

Originaria dalla provincia di Catania, attualmente vivo e lavoro a Roma presso un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite, l’IFAD, il Fondo Internazionale per Sviluppo Agricolo.

Il mio percorso ha seguito una traiettoria abbastanza comune segnata da tanti tirocini, lavori secondari per arrotondare il supporto economico della famiglia, un Master in Development Economics, e un punto di svolta che arriva quando meno te lo aspetti.

Dopo il primo tirocinio presso la Delegazione dell’Unione Europea presso le Nazioni Unite, la Santa Sede, e l’Ordine di Malta sono subito passata alla FAO, sempre in veste di tirocinante. Sono stati mesi intensi ed emozionanti in cui ho avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con i massimi esperti di politiche europee e internazionali, avere un’idea di prima mano dell’ambiente di lavoro quotidiano delle Nazioni Unite e delle delegazioni europee, partecipare a conferenze e riunioni di alto livello e contribuire al lavoro analitico e di coordinamento del mio team. Difficilmente si può non rimanere affascinati da ambienti così carichi di fermento, tensione e idee.

A ciò è seguito un Master in Development Economics e un ulteriore tirocinio, questa volta presso l’Organizzazione con cui collaboro tutt’ora in veste di consulente.

Le porte alle Nazioni Unite mi sono state aperte da un bando dell’Università di Bologna attraverso cui sono stata selezionata per il tirocinio con la Delegazione Europea presso le Nazioni Unite. Ero convinta sarei rimasta a Roma per soli 5 mesi, e invece. Tutti gli step successivi a questa prima fase, che è durata più o meno tre anni, sono stati mossi grazie al network di colleghi, professori e supervisor che ho incrociato durante le mie esperienze di tirocinio e formazione.

Infatti, l’aspetto su cui vorrei focalizzarmi, e che ha pesato in modo determinante nei momenti più cruciali del mio percorso professionale e umano in questi sei anni trascorsi nella Città Eterna, è sicuramente quello della rete di relazioni e legami con persone disponibili a confrontarsi e crescere insieme, con personalità che sono nel corso del tempo diventate delle vere e proprie figure di riferimento e mentori, oltre che amici. Oltre che momenti di grande formazione, i tirocini hanno rappresentato per me dei veri e propri spartiacque grazie a professionisti e colleghi che hanno messo a disposizione tempo e consapevolezza lavorativa per condividere esperienze, suggerimenti e know-how, persone in grado di incoraggiare l’ambizione, di ispirare, consigliare e stimolare a dare il meglio. 

Considero questo aspetto, soprattutto quando sì è giovani e all’inizio della propria carriera, di grande importanza per attivare quei processi che serviranno a ponderare scelte e decisioni con piena consapevolezza, per acquisire nuove competenze alla scoperta del proprio potenziale, nonché per stimolare la motivazione e la fiducia in sé stessi e riflettere sulle reali possibilità di crescita professionale.

Parlare solo di fortuna quando si incontrano queste personalità non è esaustivo; insieme al tempismo, essa gioca sicuramente un ruolo chiave, ma se non si è aperti e proattivi nella ricerca di nuove opportunità, difficilmente si è in grado di riconoscerle. Nella mia esperienza personale, tre persone hanno suscitato in me un sentimento di stima e un interesse genuino che mi hanno spinta ad avvicinarmi per assorbire quanto più possibile dall’interazione con loro. Le relazioni sono poi maturate spontaneamente diventando nel tempo terreno comune fatto di affinità e interessi. Non necessariamente ci deve essere una relazione strutturata alle spalle; lasciarsi ispirare, contagiare e contaminare dai percorsi e dal carisma di coloro che reputiamo di riferimento nel nostro settore, anche a loro insaputa, può davvero rappresentare un toccasana per la propria crescita, un catalizzatore di cambiamenti necessari (o auspicabili) di cui spesso non riusciamo a renderci conto da soli. Nel mio caso particolare, queste sono persone con cui tuttora lavoro e con cui non smetto mai di confrontarmi. 

L’attenzione verso le persone e le relazioni umane è il fil rouge che ha da sempre contraddistinto la mia voglia di lavorare in un settore come quello del development e che cerco sempre di mantenere alta nonostante lavorare nei cosiddetti HQ rischia spesso di far scivolare dentro una bolla che si stacca completamente dalla realtà. Quello che mi hanno trasmesso i miei mentori e che cerco di tenere sempre ben in mente, è che le istituzioni sono fatte di persone; ed è lì che secondo me sta la chiave del nostro lavoro.

Su questa lunghezza d’onda, i traguardi di cui vado più fiera sono sicuramente legati alle relazioni umane e professionali che sono riuscita ad instaurare. Da un punto di vista più pratico, direi sicuramente l’opportunità che mi è stata data di lavorare ad un progetto che ha come obiettivo di lungo termine quello di aumentare il ruolo attivo svolto dai giovani delle comunità rurali – e che rappresentano oggi uno dei principali target group di IFAD – nell’ambito del project-life cycle nonché nei processi di policy dialogue e advocacy. Questo mi ha dato la possibilità di organizzare consultazioni con giovani provenienti da tutto il mondo che si sono confrontati sul modello e sull’approccio che avrebbero dovuto informare questo rinnovato processo di engagement nei loro confronti e che ha posto le basi per un position paper che è stato recentemente votato e adottato dall’Executive Board dell’IFAD. La sua implementazione e completa adozione nell’ambito delle procedure e dei meccanismi di negoziazione e definizione dei progetti che caratterizzano un’organizzazione complessa come IFAD sarà la nuova sfida.

Una curiosità. Nel 1998 sono state coniate circa cento milioni di esemplari di 500 lire italiane commemorative dei 20 anni dalla fondazione dell’IFAD in cui è raffigurata una mano che tiene una spiga di grano con due steli ed una di sorgo. Infatti, l’IFAD è stata fondata nel 1977 attraverso una forma di partenariato unica nel su genere tra tre categorie di paesi, poi definite liste: paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), stati membri dell’OPEC e paesi in via di sviluppo. Ed è per questo motivo che il logo, utilizzato fin dalla fondazione dell’organizzazione, è un disegno che ha lo scopo di proiettare l’immagine della cooperazione internazionale per lo sviluppo agricolo attraverso una spiga di grano stilizzata sostenuta da tre steli che rappresentano appunto i tre fondatori dell’IFAD e che insieme contribuiscono simbolicamente alla crescita del grano.

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2. Riguardo alla tua mansione attuale all’IFAD a Roma, in che cosa consiste il tuo lavoro quotidiano? Che aria si respira negli ambienti internazionali della Città Eterna?

L’IFAD è un’organizzazione relativamente più piccola e snella rispetto ad altre agenzie delle NU e questo evita un’estrema specializzazione del lavoro e permette di svolgere una grande varietà di mansioni (il che ha i suoi pro e contro), da quelle più operative a quelle più tecniche e analitiche, o addirittura corporate e di rilevanza strategica.

Ed è per questo che è abbastanza difficile spiegare esattamente il mio lavoro quotidiano che prioritizzo di volta in volta in base alle necessità degli altri membri del mio team, all’imminenza delle scadenze, e soprattutto in base ai miei obiettivi da raggiungere. Infatti, i contratti dei consulenti delle NU sono output-based e legati alla consegna di una serie specifica di deliverables.

La maggior parte del tempo è legata alla revisione tecnica dei progetti finanziati da IFAD per assicurare che questi rispondano alle policy di targeting così come definite nel quadro strategico di IFAD. Più in particolare, guardo alle strategie e attività messe in campo per garantire un’effettiva inclusione dei giovani nel target group del progetto. Insieme agli altri membri del mio team ho anche contribuito a definire i criteri e standard che qualificano un progetto come youth-sensitive (per usare il gergo IFAD).

Mi occupo poi di supportare il portfolio dei grant gestito dal mio team. Infatti, oltre a finanziare progetti in partnership con i governi, l’IFAD fornisce sovvenzioni a sostegno della ricerca, l’innovazione, il cambiamento istituzionale e le tecnologie. Tra i beneficiari di queste donazioni vi sono organizzazioni di ricerca, centri di eccellenza, ONG, organizzazioni del settore privato e della società civile. La loro gestione risponde a complessi meccanismi finanziari e amministrativi nonché ad un elevato livello di coordinamento tra i beneficiari, l’IFAD, e gli altri progetti e iniziative finanziati nel paese. Il mio lavoro consiste dunque nel fornire supporto tecnico e nel coordinare le relazioni tra l’IFAD e i riceventi dei finanziamenti; ad esempio, supervisionare i progressi fatti dal progetto e assicurare che le attività finanziate rispondano al piano di lavoro che viene negoziato ogni anno; coordinare i processi di audit ed assicurare che tutti i documenti vengano presentati entro le scadenze; facilitare l’interfaccia con i team di IFAD che lavorano negli stessi paesi in cui il progetto viene implementato e fare un’analisi delle sinergie che possono essere create facilitando un dialogo e confronto tecnico su di esse.

Vi è poi tutta una parte legata al partnership development, attività molto complessa e che richiede un processo di costruzione progressivo e sempre in evoluzione. Infatti, l’identificazione degli obiettivi comuni, delle motivazioni che muovono i soggetti, nonché le potenziali sinergie da raggiungere attraverso azioni comuni, richiedono un’approfondita analisi e valutazione delle rispettive necessità reali nonché delle competenze e delle risorse umane, finanziarie e organizzative che ciascuno è disposto a mettere in campo. Questo lavoro comporta dunque sia uno stretto processo di coordinamento e comunicazione con i partner nonché continue analisi tecniche delle proposte messe in campo fino alla loro valutazione di fattibilità.

IFAD rappresenta un ambiente di lavoro multinazionale e multiculturale, fortemente fluido e stimolante. Proprio perché relativamente piccola e snella, vi sono moltissime opportunità di crescita professionale attraverso mansioni estremamente varie e dinamiche in cui si predilige una modalità di lavoro di gruppo multidisciplinare e interdipartimentale che facilita la condivisione di conoscenze, metodi, competenze e abilità nonché il confronto e lo scambio. Infine, un’altissima attenzione è riservata alle risorse intangibili e al capitale umano e intellettuale dell’organizzazione che si esplicita nella possibilità di acquisire e rinnovare le proprie competenze, la creazione di comunità di pratica, e l’organizzazione di eventi di learning e knowledge sharing nonchè conferenze internazionali in cui si è esposti a dibattiti sulle nuove sfide e sui nuovi modelli e strategie di sviluppo e di cooperazione. La cooperazione allo sviluppo richiede infatti un aggiornamento continuo degli strumenti e delle strategie d’intervento, il che rende ancora più imprescindibile attività di questo tipo le quali rappresentano anche importanti momenti networking in cui fare rete e scambiare esperienze, informazioni e conoscenze nuove.

Nella mia esperienza in IFAD ho anche avuto modo di constare quanto l’organizzazione sia aperta nei confronti delle Università con cui ha nel corso del tempo sviluppato sia collaborazioni nell’ambito della ricerca ma anche organizzato momenti di formazione. 

L’aria che si respira è quindi davvero stimolante sia sul piano intellettivo che professionale. Come spiegavo nel paragrafo precedente, a fare la differenza sono le persone con cui alla fine ci si confronta e da cui si ha la possibilità di imparare e accrescere il proprio bagaglio di esperienze e conoscenze; e devo dire che da questo punto di vista mi sento davvero una privilegiata.

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3. Come ti hanno aiutato le competenze e le esperienze del SID di Forlì nella formazione e nello sviluppo della tua carriera?

La forma mentale che si sviluppa quando, in corsi di laurea come il SID di Forlì, ti trovi da solo a organizzare una grande mole di lavoro e a dover gestire più fronti aperti, è una delle caratteristiche che più mi ha aiutato quando, nell’ambito delle mie mansioni, era indispensabile riuscire a delineare un quadro generale della situazione per stabilire in modo chiaro gli obiettivi da raggiungere ed essere efficiente nella gestione di progetti complessi, o addirittura più progetti contemporaneamente, e non puoi permetterti di essere superficiale.

Mi sono resa conto che il metodo di studio appreso durante il SID mi ha permesso di sviluppare soft skills che sono utilissime nel mondo del lavoro e dato l’opportunità di coltivare la complessità di pensiero che gli studi umanistici forgiano. La competenza forse centrale è l’avere acquisito gli strumenti necessari alla comprensione e all’analisi critica; è quello che si trasforma in una marcia in più nel mondo del lavoro, che si debbano analizzare mercati finanziari o articoli accademici.

Infine, il SID mi ha offerto moltissime opportunità formative all’estero così come nell’ambito della stessa università, dall’esperienza come formatrice del Punto Europa, al tirocinio in Spagna tramite l’Erasmus Placement, al progetto di tesi all’estero svolto a Bruxelles, fino ad arrivare al tirocinio presso la Delegazione dell’Unione Europea da cui è partito tutto.

Sono proprio queste esperienze e opportunità che educano all’intraprendenza in un mondo complesso, diversificato, mutevole e che vanno poi a delineare e arricchire il proprio personale percorso formativo e professionale. Ed è proprio da queste da cui si parte per valutare capacità sempre più ricercate nel mondo del lavoro come quelle di mettersi in gioco e sperimentare, cambiare prospettiva e uscire dal proprio punto di vista con coraggio e senso del rischio per il nuovo. Esperienze ed opportunità che vanno offerte ma anche riconosciute, colte e sfruttate appieno.

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4. Quali consigli daresti ad un siddino o ad una siddina che vuole intraprendere una carriera all’IFA? Da dove dovrebbe partire, è meglio spendere anni sul campo oppure concentrarsi sulle sedi centrali?

Lavorare per l’IFAD, o per le organizzazioni internazionali in generale, non è facile da un punto di vista di accesso alle opportunità visti l’altissimo numero di candidature da tutto il mondo e il relativamente basso numero di posti disponibili; e a volte può davvero diventare estenuante.

Essere bravi e brillanti, crearsi un profilo internazionale, imparare le lingue, impegnarsi nello studio e prendere il massimo dei voti spesso non basta se non si riesce ad accedere alle giuste opportunità e ad avere quel pizzico di fortuna che in questi casi non è indifferente. Ed è per questo che il mio primo consiglio consiste nell’essere intraprendenti e pazienti. Spesso le opportunità bisogna crearsele e andarsele a cercare, senza abbandonare troppo presto le proprie aspirazioni a favore della prima offerta di lavoro ed essere pronti ad assumersi rischi calcolati.

Come punto di accesso consiglio di puntare ad un tirocinio dal momento che un’elevatissima percentuale di consulenze (che rappresenta spesso lo step successivo al tirocinio) non è pubblicizzata e viene assegnata facendo affidamento alla propria rete di contatti. Decidere se farlo sul campo o nelle sedi centrali dipende molto dalla tipologia di lavoro a cui si è più inclini, essendo il primo più operativo e il secondo più di “ufficio”. Dal momento che rappresenta una porta di accesso e un’opportunità di networking, sconsiglio di rifiutare uno stage solo perché non si addice perfettamente alle proprie ambizioni o non si trova nella sede da sempre sognata. Sono infatti talmente pochi gli stage e in genere i luoghi di lavoro che offrono un’esposizione così ampia a idee e culture diversissime tra loro che, anche se non condurrà alla posizione ambita, renderà decisamente più pieno e interessante il proprio percorso.

Inoltre, molto dipenderà anche dal proprio supervisor. Nel mio caso, come accennavo sopra, ho scelto il mio supervisor anche come relatore della tesi del master che stavo in quel momento concludendo e che mi ha permesso di approfondire una tematica di grande interesse per il mio team. A distanza di un periodo di break, quel lavoro iniziato con la tesi del master ha suscitato l’interesse del supervisor e di altri membri del mio team, aprendo l’opportunità per un piccolo contratto di consulenza.

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5. Oltre alla preparazione siddina che cosa consiglieresti di avere ad un giovane professionista che voglia avere un vantaggio nella competizione per diventare funzionare alla FAO oppure in un’altra organizzazione internazionale?

La differenza per me sta in alcune life skills che si forgiano durante la crescita nella formazione e in ambito lavorativo. Ormai quasi tutti gli studenti di scienze politiche parlano fluentemente almeno due lingue, fanno esperienze all’estero, arricchiscono il proprio curriculum con attività di approfondimento che vanno al di là delle lezioni in classe. Queste sono delle condizioni basilari, necessarie ma purtroppo non sufficienti. Per avere successo in campi come questo, credo che la chiave stia soprattutto nella volontà tenace di affermarsi, nell’intraprendenza di inseguire il proprio futuro per rendere i propri progetti di lungo periodo realtà, nella ‘crescita della mentalità’ e nel proprio sviluppo personale che richiede uno sforzo non indifferente con sé stessi.

Dopo aver mandato mille curriculum, fatto master, sfruttato i career service dell’Università nonché i network che vi orbitano attorno, le opportunità arrivano o arriveranno; ma è solo con le giuste caratteristiche e skills interpersonali che, al netto delle competenze e conoscenze, si riuscirà a compiere le giusta scelte per raggiungere gli obiettivi fissati (competenze nel collaborare con altri nel lavoro, nel gestire processi riflessivi, nel dare senso e prospettiva alla propria carriera, nonché in ambito motivazionale).

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Laurea Magistrale SID, 2016 Posizione attuale: Consulente in Comunicazione e Cyber sicurezza, NATO

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Laurea SID, 2015

Posizione Attuale: Business Development Manager – La Galvanina

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Laurea Magistrale SID, 2016

Posizione attuale: Senior EU VAT Compliance Consultant
presso Deloitte Belgium

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Laurea magistrale SID, 2014

Posizione attuale: Rural Youth Consultant, International Fund for Agricultural Development (IFAD)

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Laurea SID, 2008

Posizione attuale: Direzione Generale Finanza, Parlamento Europeo

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Laurea Magistrale SID (IPM), 2016

Posizione attuale: Programme Manager, Delegazione dell’Unione Europea in Mali

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Laurea triennale SID, 2016

Posizione attuale: Office Assistant, Ufficio Risorse Umane, FAO

#SIDstories: Intervista a Giulia Garbagni

Laurea triennale SID, 2014

Posizione attuale: PhD Candidate, University of Cambridge – Corpus Christi College (Arts and Humanities Research Council & Toshiba Scholar)

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Laurea Magistrale SID, 2016

Posizione attuale: Ph.D. Candidate, University of Westminster

#SIDStories: intervista a Irma Martino

Laurea magistrale SID, 2020

Posizione Attuale: Direzione Sostenibilità e Comunicazione Istituzionale, Reale Group

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